Je Suis Charlie. Difendiamo insieme la libertà di ridere di tutto

Charlie Hebdo 07/01/2015 - La notizia del massacro di Parigi presso la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo è arrivata nella redazione di Vivere come uno schiaffo. Essere uccisi per le proprie idee è qualcosa che pensavamo di non dover vedere mai più.

La stampa libera non è mai piaciuta a molti. Nel corso della storia i nemici della libertà di pensiero hanno assunto diverse vesti: pensiamo ai roghi di libri durante gli anni più bui del Medioevo, alla censura della stampa tipica di tutti i regimi di destra e di sinistra, ad internet controllato dal regime in Cina, ai grandi organi di informazione nelle mani di poche persone.

Proprio in Italia, due millenni fa, è nato un genere letterario che permette di criticare il potere aggirando i filtri della censura. Stiamo parlando della Satira: un genere che nasconde le critiche dietro una risata ed una metafora.
A volte la censura si presenta per quello che è, nel nome di chi ritiene di avere la verità in tasca. Altre volte si maschera, finge di tutelare il lettore e la moralità pubblica. Trovare una scusa per censurare le vignette di Charlie Hebdo, spesso feroci e al limite dell'offensivo, non sarebbe certo difficile. Eppure è questo diritto di ridere e criticare tutto e tutti che va difeso. Sempre e comunque perché nessuno può decidere cosa gli altri possono pensare, leggere, scrivere o disegnare.

Vedere la censura prendere le armi ed uccidere è scioccante. Purtroppo però non possiamo dimenticare che questo fatto tragico è solo la punta dell'iceberg degli ostacoli che la stampa incontra oggi, anche in Europa. Sto pensando agli editori dei grandi giornali spagnoli che forzano la chiusura di Google News in modo da togliere visibilità ai piccoli editori. Sto pensando ai giornalisti sottopagati che certo non possono permettersi di fare giornalismo di qualità. Sto pensando alla legge italiana che permette a chiunque di querelare un giornalista che, anche se assolto, dovrà comunque pagare migliaia di euro di avvocati.

Le 12 morti di Parigi incoraggiano tutti noi ad affrontare ogni giorno le difficoltà che ci troviamo innanzi nel realizzare un giornale libero e, speriamo, irriverente.





Questo è un editoriale pubblicato il 07-01-2015 alle 18:59 sul giornale del 08 gennaio 2015 - 686 letture

In questo articolo si parla di attualità, michele pinto, parigi, editoriale, charlie hebdo

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E' difficile fare della satira e riuscire al contempo a non risultare offensivo.
Anche perchè l'offesa è cosa molto soggettiva.
Ma mai per questo si dovrebbe arrivare a colpire a morte.

Cercare scusanti per limitare o impedire la libertà di espressione, specialmente di piccoli editori, è... “DITTATURA”.

Premesso che l’eccidio di Parigi è una barbarie e come tale va condannata apertamente, con grande indignazione e disapprovazione senza se e senza ma, tuttavia devo registrare un crescente ed insopportabile grado di ipocrisia da gran parte dei media in merito a questo funesto evento. In un paese dove si va in carcere per vilipendio, dove tutti siamo spiati, dove la privacy è un optional da cavalcare a seconda della posizione politica, dove quello che era giusto fino ad ieri oggi è da condannare (ricordate la maglietta di Calderoli?), dove nessuno si mobilità contro gli eccidi dei cristiani nel mondo, dove ci si arricchisce alle spalle dei più deboli e dove le regole sono continuamente calpestate è ingiustificabile ci si arrocchi dietro il diritto sacrosanto della libertà di espressione (eviterei di definirla libertà di ridere di tutto perché non è così) per umiliare gli altri che la pensano diversamente. Ogni cosa ha un limite in questo mondo.
Occorre, quindi, da parte di tutti recuperare equilibrio e rispetto reciproco se si vuol costruire un mondo migliore e cercare la convivenza tra i popoli. Sarò contro corrente, una voce fuori dal coro, ma almeno sono coerente, così la pensavo prima e così continuerò a pensarlo anche domani.

Luigi Cipriano

19 gennaio, 09:57
La singola libertà di fare satira, e criticare chi riveste un ruolo pubblico o privato, ci stà, anche se poi magari, si viene querelati.rnE' diverso il tema religioso.rnChi sberleffa un Dio, un Santo o altra immagine religiosa, toccano il profondo Amore e la grande sensibilità che provano, verso chi ritengono sia la loro più alta guida Spirituale.rnSarebbe in parole povere, come offendere la propria madre o padre.